[ raccoglimi in gambi fino all'ora che ci unirà.
io nell'impazienza sboccio prima del tempo,
divoro gli argini sorpresi
e sono erbaccia da ammansire. ]
a tratti la notte riprende a correre
la calura appiccicosa mi trattiene esausta.
la luce prima mi ha sorpreso arruginita.
non la tolleravo, ogni spiraglio era lama negli occhi.
dopo mesi di grigio e tiepidi azzurri.
fatico a respirare quest'aria sudata usata stagnante.
mattino, apro gli occhi. il cuscino non è il mio.
la stanza è un forno inclemente. non ha l'odore dolce del bruciatore di amandine.
piena di oggetti senza senso li sento urlare.
che me ne faccio.
ho saputo farne a meno.
man mano che vuoto i miei pacchi riempio gli involucri di quello che mi attendeva muto e randagio in questa stanza vuota uno scambio equo à la poubelle.
la gente qui parla a tono alto in autobus.
non dissimula le cadenze. non guarda mai fuori. c'è il mare. c'è tutti i giorni.
l'odore del mare.
quello sguardo che non sapevo dimenticare, mi chiamava
come quando tesa allo spasimo le raccontavo tutto,
l'acqua mormorante lo ripeteva di nascosto
te lo diceva
continuamente
nell'acqua mi addormento
occhio dove io ti ho ritrovato adesso
mi nascondo e non oso bagnarmi
estranea dentro casa
mura fluttuanti riverbero caldo di sud impolverato ormai
l'uva e la volpe sullo scoglio che si osservano, questo sì
mi sembra non privo di rilievo
rimarchevole marciare e cancellare sulla linea cangiante
addii croccanti snocciolati genuflessi gli animi
muri che sbrecciano sangue e non puoi arrestare
ed è stupido drammatizzare
ed è stupido crearsi un mondo per mesi e poi soffiarlo via
come polvere al vento
scivolo via
nel mascara e il kajal
questa sera questq sera
stretti sul divano la tua carne è così dolce- concedimi-
affilata dalla luce giallampione di strada
luce lama ci divide-
di saggiarla
stretti muscoli non i miei si allentano in sonno
diventi bambino
sei solo carne e sogni e io
dove sono
stringimi
stretti pensieri è già quasi giorno
e c'è un'altra serata da ricominciare
l'alba come marea montante distrugge
i miei vernacoli di sabbia e sogni
stavolta lo giuro
è proprio l'ultima
sussurato decadente velleitario
il mio respiro su
una fisarmonica amara raccolta distrattamente
recepita sull'orlo del prato
la sera
una birra su una birra su una birra
(periodica)
i tuoi occhi i tuoi occhi
in quelli che ti mangiano
non mi chiedete di questa notte
jitka diana io rahim jena
jiri sul divano piegato in origami
materassi allineati come tatami
su tutto il parquet rettangolo
dormire come fratelli
ci siamo risvegliati in una sola forma.
domani saremo a migliaia di chilometri
Cresta iliaca sinistra
DAED
danzare l'arancia
em_agine
la fata di carta croccante
labirinto armonico
Lo Scarabeo di Eva
orsarossa
papoff®
quest'uomo è un genio
shaista*
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